Harry Potter Art

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harry potter e l'anima spezzata, 6° anno, H, R, Hr, G, D, Voldy, nuovi personaggi
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Studente alle prime armi in grado di usare pochi incantesimi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/7/2009, 14:25


:-)

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view post Posted on 18/2/2009, 22:46M_REPLY
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Un mago eccellente che conosce alla perfezione una marea di incantesimi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 18/9/2009, 16:17


Non è male, davvero...
Bella storia, un po' fuori dai soliti canoni...
Speriamo continui, esami di Ioida permettendo...

Raphael Arcanghelos
Nome: Raphael
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Materia preferita: Incantesimi, Trasfigurazione, DADA
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ioidinaaaaa..qua il forum tace purtroppo..però a me la fic piace taaaanto!!
la puoi continuare per la tua adminessa preferita?? XD

:admin:


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"Romeo! Rimettiti la maschera!"
AH!...Giulietta sta aspettando, è ora di andare in scena. Non posso deludere il mio pubblico.



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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/12/2009, 18:47


grazie mille raga! ^/////^
vi piace veramente?! oooooooo che bello! certo che la continuo, se me lo ordina l'adm.... :P :lol:
lo so, sto andando a rilento e chiedo scusa, ho appena finito gli esami e devo riprendere il ritmo. spero di fare il prima possibile. un bacione!

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Le mie fanfiction (efp) su Harry Potter e Beyblade.
L'anima spezzata (Harry Potter)
Return of revenge (Beyblade)

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Il tempo scorre veloce e ci lascia avidissimi di se, nè il futuro, nè il passato sono in mio potere: io sto sospeso all'attimo fuggente. -Seneca-

Ognuno vede quello che tu sembri, pochi sentono quello che tu sei. -Macchiavelli-

Ogni problema ha 3 soluzioni: la mia, la tua....e quella giusta! -Platone-



Oggi sono qui per narrarvi come storie di luoghi e tempi tanto lontani possono intrecciarsi tra loro per merito mio.
Solo a me esse obbediscono, solo io ne decido le sorti, il mio potere è inimmaginabile.
Molti mi ringraziano, molti mi maledicono, molti mi temono, molti mi attendono.
Sotto infiniti aspetti posso rivelarmi ma rimarrò sempre nell’ignoto, poiché anche se conoscono il mio nome nessuno saprà mai di avermi incontrato.
Mi credono un’entità effimera e illusoria eppure non possono fare a meno di credere in me.
Perché?
Perché loro hanno bisogno di credere in me…
Chi sono io vi starete chiedendo?
Io sono il Fato…
E le parole che sto per dirvi sono tutte scritte qui, in questo libro, che andrò ora a raccontarvi partendo dalla prima pagina…



L' amore può portare a due cose: o alla felicità completa
O alla più lenta e triste agonia…

( Versaille no Bara)
 
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view post Posted on 4/3/2009, 20:29M_REPLY
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 15/12/2009, 21:02


ordino, esigo, voglio e pretendo...io posso!!!

cmq tranquilla...vai con calma..io attendo buona buona XD


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"Romeo! Rimettiti la maschera!"
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view post Posted on 3/4/2009, 23:50M_REPLY
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 2/12/2009, 18:47


chiedo scusa per il ritardo e ringrazio tutti per l'infinita pazienza dimostrata. grazie mille.


24°. Distacco da tutto.




Erano passati quanti… diciassette giorni da allora? Da quando Gloria Weston era misteriosamente scomparsa a seguito della partita Grifondoro contro Serpeverde.
Certo non poteva passare inosservata una sparizione del genere agli occhi di tutta la scuola, e forse anche del mondo magico fuori dalle mura di Hogwarts, per quanto protette. Oramai era diventata un bersaglio per i giornali, che non toglievano occasione per cercare anche la più piccola ed inutile informazione da poter sfruttare. Per fortuna ancora la voce della sua scomparsa non era arrivata alle loro orecchie, ma gli studenti avevano già fatto un ottimo lavoro in quanto a congetture e ghirigori vari.
C’era da apprezzare soprattutto la fantasia e l’adattamento. Il suo nome era diventato tabu per la maggior parte degli studenti. Era diventata, come amava definirla Ginny, “quella lì”.
“Quella lì” per loro infatti era passata ufficialmente dalla parte di Colui-che-non-deve-essere-nominato, dopo aver tentato di ammazzare Harry Potter fallendo miseramente. Per non parlare poi delle storie che erano state costruite intorno, quelle non mancavano mai. Quella più quotata, e della quale Ron era convintissimo, era che “quella lì” avesse provato a sedurre Potter per fargli abbassare la guardia, per poi attaccarlo alle spalle.
Ovvio che per i ragazzi di sempreverde era diventata come una sorta di eroina, anche se non era riuscita nel suo intento, ma ameno ci aveva provato, il che era molto apprezzato!
E a parte le varie voci sulle dinamiche fantasiose, e i brusii che animavano i corridoi, la Sala Grande e le sale comuni, c’era ancora qualcuno che ancora era fermamente convinto che Gloria Weston non aveva tentato d’ammazzare Harry Potter e che non fosse passata dalla di Voldemort, e questa persona era proprio… Harry Potter.
Odiava sentire certe voci, tanto che evitava i posti troppo affollati e dediti al chiacchierio, ma come sempre d’altronde. Pure i suoi amici e le persone a lui vicino a volte si facevano scappare qualche commento inopportuno, come Ron che più volte si era guadagnato un’occhiataccia ed una mandata a quel paese, o Ginny, che proprio per il gusto di sottolineare quanto lei avesse ragione, non si faceva affatto problemi a dichiarare il suo odio e disprezzo per “quella lì”.
Hermione chissà quante volte l’aveva presa in disparte e le aveva chiesto, quasi implorante a volte, di avere un po’ più di tatto o quanto meno evitare, ma Ginny niente. Continuava caparbia, perché tanto lei sapeva come farsi perdonare da Harry….
Come questa volta precisamente.
Un piccolo pezzo di pergamena, un appuntamento in camera sua ed Harry subito scordava tutto. Il suo povero piccolo era così stressato ultimamente!
Ed era proprio quello di cui lui aveva bisogno: di mani delicate e decise, di cure ed attenzioni.
Le sue mani percorsero più volte la sua schiena, strappandogli un ennesimo mugugno di piacere.
Lui sarebbe rimasto lì per sempre, sotto di lei e le sue amorevoli cure e carezze.
«Ti amo….» disse in un sospiro.
«Lo so…» disse con modestia Ginny passando altro olio profumato sulla schiena nuda del suo ragazzo. «Ti amo anch’io!»
Harry sorrise compiaciuto. Era vero, ultimamente stava passando delle giornate veramente pesanti e inconcludenti. Silente lo evitava, la McGrannit non voleva assolutamente parlare, quindi era ad un punto morto per la ricerca di Gloria, e per di più pozioni andava solo peggiorando. Il giorno prima aveva fatto esplodere il calderone, cosa che fino ad allora era riuscito a fare solo Neville, e neanche Hermione riusciva a spiegare come fosse potuto accadere. L’importante era che in dieci minuti sotto le cure di Madama Chips era tornati come nuovi.
Ginny massaggiò le spalle e poi le braccia, scendendo fino ad incontrare le mani di Harry con le proprie. Seducente e provocatoria posò dei leggeri baci sul collo, mentre i suoi capelli rossi lo solleticavano, facendo partire una serie di brividi incontrollati lungo la schiena.
«Ginny….» la richiamò sorridendo tra sé.
«Hmmm…» fece lei innocentemente continuando a baciarlo.
«Questo fa parte del massaggio?» le domandò un po’ scettico. Le aveva ripetuto svariate volte di non provocarlo, ma lei adorava provocarlo. Era un piccolo diavoletto rosso.
«Certo!» confermò lei scendendo con i baci lungo la schiena.
«Ah sì!»
Harry districò le sue mani dalle dita di lei, e si voltò lentamente. Lei era seduta su di lui, con i capelli rossi sciolti e tenuti dietro le orecchie che lo guardava con gli occhi scuri sottili.
Com’era bella la sua bambina birichina!
Le accarezzò il volto e affondò la mano tra i suoi morbidi capelli attirandola a sé. La baciò con passione sulle labbra. Lei con lentezza accarezzò il suo torace facendolo rabbrividire. Le accarezzò il fianco, la coscia, sotto la gonna.
Si, era proprio vero, la sua Ginny sapeva benissimo come farsi perdonare….
«Che cazzo state facendo!?»
Harry tremò al suono irato di quella voce e istintivamente afferrò la camicia.
Ginny si tirò su ed incrociò le braccia seriamente irritata.
«Niente che ti riguardi!» disse lei con tono di sfida al fratello appena entrato nella stanza.
Ron si chiuse la porta alle spalle sbattendola ed avanzò verso di loro come una furia. Harry si ritrasse d’istinto infilandosi la camicia, mentre Ginny scendeva dal letto ed andava a fronteggiare il fratello altrettanto infuriata per l’interruzione.
«E tu come ti sei permesso di mettere le mani addosso a mia sorella!?» sbraitò Ron puntando un dito contro Harry che mortificato non ebbe il coraggio di guardarlo.
«Ma smettila di rompere Ron! Gliel’ho dato io il permesso! Non ho certo bisogno del tuo consenso per fare quello che voglio con il mio ragazzo!»
«Appunto per questo!» urlò Ron in risposta con gli occhi fuori dalle orbite e la faccia tutta rossa. «Mi fidavo di te Harry!»
«Ron, te lo giuro, non stavamo facendo niente!» si difese timidamente Harry.
Ma Ron non sembrò prendere molto bene quelle parole e si infuriò il doppio. Afferrò la prima cosa che gli capitò e gliela tirò.
«E CI MANCAVA PURE CHE FACEVATE QUALCOSA!!!»
Harry si ritrovò a schivare calzini, cuscini, pantofole, maglie, mentre Ginny era saltata sulle spalle del fratello provando a fermarlo in tutti i modi.
«Aspetta Ron… calmati…» cercò di farsi sentire Harry, ma senza successo. Lui non sentiva ragione e continuava a lanciare cose e, per di più, adesso le prendeva pure dal suo baule che aveva lasciato malauguratamente aperto.
«Smettila Ron!» starnazzava Ginny agitando i piedi a mezz’aria appesa al collo del fratello, troppo altro e forte per lei.
«No che non la smetto!» Prese un libro dal baule e lo lanciò contro Harry che lo evitò per un soffio, andando a sbattere contro la parete dietro di lui.
Harry si voltò e raccolse il libro da terra. Era quello che gli aveva dato da leggere Gloria…. Si era spaccato a metà e la copertina era quasi staccata. Si sedette sul letto sbuffando e un paio di calzini lo colpì in testa facendogli perdere la pazienza.
«Adesso basta con questa buffonata!» gli urlò contro gettando con rabbia i calzini a terra. «L’hai rovinato!» disse sfogliando il libro.
«Sai che me ne importa del tuo stupido libro! Te lo tieni come se fosse una reliquia quel coso!»
«Queste sono cose che non ti riguardano!» ribatté punto Harry fulminandolo con uno sguardo.
«No, certo! Non sono affari miei se ti sei infatuato di quella!» sbottò velenoso Ron, afferrò la sorella per il braccio e se la trascinò per portarsela via.
Harry si alzò di scatto a quella affermazione guardando l’amico con rabbia.
«La vuoi smettere con questa storia?!» sbraitò esasperato. «Mi hai seccato adesso!»
Ron si fermò e si voltò.
«Va bene la finisco! Ma tu finiscila di difenderla e pensarla continuamente!»
«Cazzo Ron! È scomparsa….» cercò di fargli comprendere una cosa fin troppo ovvia.
«Sappiamo benissimo dov’è!»
La voce di Ron si spense nella stanza facendo scendere il silenzio. I due rimasero a fissarsi, entrambi col fiatone, finché non fu Harry ad abbassare lo sguardo.
Tornò a sedersi pesantemente sul letto, lisciando con cura la foderina scura del libro che teneva ancora stretto in mano.
Ginny fece per raggiungerlo, ma Ron glielo impedì. Era duro per lei, ma temeva che il fratello avesse ragione. temeva che quella poco di buono fosse riuscita nel suo intento di ammaliarlo. Lo sapeva che era possibilissimo.
«Andiamo!» le ordinò Ron trascinandola fuori dalla stanza. «Lasciamolo solo, magari si convince una buona volta!»
La porta si chiuse lasciandolo nel silenzio più totale e con l’amarezza che gli contorceva le labbra in una smorfia.
Ron alla fine era esploso. Gli aveva detto quello che pensava e per giunta davanti a Ginny. Come poteva essere convinto e pensare una cosa del genere di lui? E poi lui amava la sua Ginny! Come poteva essere così insensibile da non capire?!
Sfogliò svogliatamente le pagine del libro fermandosi su una a caso. Era quella che aveva segnato con un orecchio tempo prima, quando leggendo si era convinto di aver trovato il padre di Gloria….
Lo chiuse di scatto e si alzò precipitandosi fuori di corsa.
Forse sapeva a chi poteva chiedere per ritrovare le tracce di Gloria.
Come aveva fatto a non pensarci prima?! Eppure ce l’aveva avuta sotto il naso per tutto il tempo! Lei sicuramente sapeva dov’era e cos’era successo, dopo tutto portava il cognome Weston.
Uscì dalla sala di Grifondoro e corse al terzo piano. Entrò nell’aula di difesa contro le arti oscure e, senza bussare, spalancò la porta dell’ufficio.
La professoressa Devis saltò in aria dietro la scrivania e gli occhialini ricaddero storti sul naso.
«Per l’amor del cielo Harry! Che succede?!» chiese la donna portandosi una mano al petto.
Harry si richiuse la porta alle spalle e prese fiato appoggiandosi alla scrivania.
«Professoressa….» provò a dire tra l’affanno.
Lei abbastanza allarmata gli fece cenno di sedersi.
«Prego…. Prendi un bel respiro! Che cosa….»
«Dov’è Weston?» chiese a bruciapelo.
La vide trasalire e la sua espressione divenne fredda. Si sfilò gli occhiali e li poggiò con pacatezza sul piano di legno scuro. Incrociò le mani gonfiando davanti al viso in modo autoritario e deciso, e fece per parlare, ma Harry la precedette.
«Non mi dica che lei non ne sa niente perché non le credo! Stiamo parlando di Gloria Weston, lei ha tutto il diritto di sapere!»
«Harry siediti ed ascoltami!» lo ammonì severamente lei.
Harry sbuffò ma fece svogliatamente come chiesto.
Diana si portò due ciocche ramate dietro l’orecchio e si sporse verso di lui fissandolo intensamente.
«Harry!» disse senza staccare gli occhi dai suoi. «Levati dalla testa Gloria!»
«No finche non saprò cosa le è successo!» sibilò lui per niente intimidito.
Lei si appoggiò lentamente allo schienale della poltrona soppesando con attenzione cosa fare. Harry sembrava alquanto determinato e non disposto a compromessi.
«Non posso parlarne.»
«Allora io non mi limiterò a restare buono e quieto qui ad aspettare di avere notizie.» rispose prontamente lui.
«Oh, smettila con questa storia Harry!» provò a smontarlo Diana sventolando la mano davanti al viso.
«Non sto scherzando!»
Diana sospirò stancamente e si massaggiò con due dita gli occhi.
«Harry ti assicuro che anche se tu sapessi cosa le è successo, non cambierebbe niente….»
«Allora le è successo qualcosa!» disse quasi con tono d’accusa, ma ad un’occhiataccia della Devis Harry trovò molto più intelligente darsi una calmata. «Mi scusi…. Ma perché dice così?»
«Vedi Harry, Gloria non è andata via, e tutte quelle storie…. Lo sai che sono finte.»
Harry annuì impaziente perché la professoressa stava allungando il brodo inutilmente. Tentennava, e gli sembrava abbastanza chiaro che stesse cercando il modo più lungo per non arrivare al punto.
«Quindi… puoi stare tranquillo Harry. Gloria non ha provato ad ammazzarti….» disse con sarcasmo. «E non è passata dalla parte di Tu-Sai-Chi….»
«Questo lo so benissimo! Rimane il fatto che è scomparsa e non si sa perché!»
«Lei è al sicuro, se è questo che vuoi sapere….»
«Al sicuro da cosa?! Perché tutta questa urgenza di farla sparire da un giorno all’altro? C’è forse un posto più sicuro di Hogwarts?!»
«Non posso dirti più niente, e no, non c’è un posto più sicuro di Hogwarts….»
Harry corrucciò la fronte. Aveva la sensazione di avere la soluzione in mano ma di non riuscire a vederla. Si massaggiò il fianco dove era rimasta la cicatrice che ogni tanto tirava.
«Gloria è qua ad Hogwarts….» bofonchiò fra sé pensieroso.
Guardò la professoressa che improvvisamente aveva trovato molto interessante sfogliare dei fogli a casaccio facendo finta di leggere.
«Gloria è ad Hogwarts?!» le chiese questa volta. Lei alzò la testa dai fogli che stranamente sembravano spuntare da ogni parte, ognuno di questi al quanto pareva degno di nota, e lo guardò confusa.
«Cosa caro?»
«Gloria è qui ad Hogwarts.» ripeté con paziente Harry.
Questa volta non poteva fare finta di non averlo sentito, infatti si guardò intorno ammutolita cercando un modo per sviare l’argomento.
Harry incrociò le braccia e alzò un sopracciglio. Lei sentendo il suo sguardo indagatore gli sorrise sorniona.
«Beh, ecco…. Veramente io non ne posso parlare….»
Harry mise il broncio e sbuffò.
«Oh! E va bene!» disse lei seccata. «Che male c’è dopo tutto?! L’importante è che non ne fai parola con nessuno, neanche con i tuoi amici! Non sarai un tipo pettegolo spero, altrimenti mi dispiace ma ti dovrai mettere l’anima in pace!»
«Perché non dovrei dirlo a nessuno….»
«Per la sua sicurezza!» rispose prontamente la professoressa diventando seria. Si accomodò meglio sulla sedia e giunse le mani in grembo. «Vedi Harry…. Non si sa cosa sia successo di preciso ma, quando io e Piton siamo arrivati….»


Spalancò la porta dell’infermeria ed attraversò il corridoio centrale con grosse falcate, fino in fondo, verso le uniche tende che erano tirate. Le luci deboli che illuminavano il luogo sembravano volergli rispettosamente suggerire di calmarsi e di fare meno rumore possibile in un luogo di degenza nel quale si trovava; ma lui era così infuriato che non gliene importava niente di sbattere le porte.
Assurdo! Praticamente inspiegabile! L’avevano tenuto all’oscuro di tutto!
Perché non gli avevano detto niente?!
Madama Chips gli trotterellava dietro scandalizzata dai suoi modi rimproverandolo aspramente ed intimandogli di fermarsi.
Se non fosse stato che era una persona educata, gli avrebbe fatto un bel gestaccio con la mano.
Tirò le tende candide dell’ultimo letto e la furia e il caos che aveva dentro si estinsero.
Si avvicinò lentamente al letto. L’infermiera lo raggiunse e, come se fosse entrata in un luogo sacro, si fermò sulla soglia e smise immediatamente di petulare.
I passi affrettati di Diana Devis echeggiarono nell’infermeria.
«Harry…» Si fermò anche lei vicino a Madama Chips e prese fiato dopo la corsa che le aveva fatto fare. Guardò la ragazza nel letto e guardò lui in attesa della sua reazione.
Ma Harry non si mosse, rimase immobile a fissare Gloria Weston in quel letto.
«Perché non mi avete detto niente….»
La sua voce stranamente calma non faceva presagire niente di buono.
«Ecco Harry, era meglio che il minor numero di persone….»
«Lo so di non essere nessuno per pretendere di sapere, ma non mi pare che ci siano molte persone che tengono a lei….»
Diana abbassò il capo dispiaciuta e si mosse a disagio.
«Che cosa lei è successo?» chiese dopo un po’ comunque rimanendo immobile, in piedi accanto al letto a fissarla.
«Non si sa con precisione ma….» Diana prese un grosso respiro. «Come ti ho detto prima, è come se le fosse stato fatto il bacio del dissennatore…. Non crediamo che si risveglierà, le possibilità sono pochissime.»
Harry respirò profondamente. Gli faceva uno strano effetto vedere Gloria Weston in quello stato. Non poteva essere che improvvisamente lei si fosse addormentata….
«È colpa mia, vero?»
La professoressa Devis e Madama Chips si scambiarono un’occhiata.
«Perché dovrebbe essere colpa tua Harry?» gli chiese Diana incuriosita.
Harry strinse i pugni. Non riusciva più a guardarla.
«È sempre colpa mia!»
La donna si fece avanti e gli poggiò una mano sulla spalla per dargli conforto, ma Harry al suo tocco la scansò.
«Harry tu non c’entri niente….»
Potevano dirgli tutto quello che volevano, ma non sarebbe cambiato niente.
Con una strana freddezza ed apatia che si faceva sempre più avanti decise di andarsene, ignorando gli sguardi apprensivi delle due donne. Un distacco dalla realtà che lo circondava che non aveva mai avvertito così forte e deciso.
Uscì dall’infermeria.
Sirius, i suoi genitori… tutti a causa sua! Adesso anche Gloria, ed a lei era capitata una sorte peggiore della morte. In coma. Nessun segno di ripresa. Per lui.
Non sapeva come ne cosa fosse successo, ma sapeva benissimo che lei era in quelle condizioni per lui.
Ancora e sempre per salvare lui!
Perché? Valeva così tanto la sua vita che dovevano esserne sacrificate delle altre?!
Il suo cuore si chiuse, come la sua mente. Quella maledizione non avrebbe più continuato a colpire!
Nessun’altro doveva aggiungersi a quella lista. Nessuno più si sarebbe dovuto mettere tra lui ed il suo destino.
D’ora in poi lui sarebbe andato avanti da solo. Solo con le persone che non c’erano più ad accompagnarlo.
Entrò nella torre di Grifondoro ed attraversò la sala comune diretto al suo dormitorio.
Ginny emerse da una poltrona, lo raggiunse trotterellando e lo afferrò per un braccio.
«Harry, non dare peso a quello che ha detto prima mio fratello. È un idiota, lo sai e…»
«Vattene.»
Si liberò dalla sua presa e salì le scale senza voltarsi indietro.
Ginny rimase imbambolata lì dove l’aveva lasciata, senza riuscire ancora a capacitarsene. Si girò su se stessa e guardò Hermione che in quel momento aveva alzato gli occhi dal suo tema di pozioni.
«Che…» provò a farfugliare la rossa.
Candidamente l’amica si strinse nelle spalle nella più totale indifferenza.
I soliti mal’umori di Harry, niente di che!


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Il tempo scorre veloce e ci lascia avidissimi di se, nè il futuro, nè il passato sono in mio potere: io sto sospeso all'attimo fuggente. -Seneca-

Ognuno vede quello che tu sembri, pochi sentono quello che tu sei. -Macchiavelli-

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Oggi sono qui per narrarvi come storie di luoghi e tempi tanto lontani possono intrecciarsi tra loro per merito mio.
Solo a me esse obbediscono, solo io ne decido le sorti, il mio potere è inimmaginabile.
Molti mi ringraziano, molti mi maledicono, molti mi temono, molti mi attendono.
Sotto infiniti aspetti posso rivelarmi ma rimarrò sempre nell’ignoto, poiché anche se conoscono il mio nome nessuno saprà mai di avermi incontrato.
Mi credono un’entità effimera e illusoria eppure non possono fare a meno di credere in me.
Perché?
Perché loro hanno bisogno di credere in me…
Chi sono io vi starete chiedendo?
Io sono il Fato…
E le parole che sto per dirvi sono tutte scritte qui, in questo libro, che andrò ora a raccontarvi partendo dalla prima pagina…



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grazie ioidina *_* bellissimo capitolo!! ma adesso voglio sapere, cioè, che è successo???uffaaaaaa!! ansia.


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a occhio,visto il titolo, direi che ha tentato di salvare Harry,spezzando la sua stessa anima, per infonderne una parte in lui.
Il meccanismo usato sinceramente non l'ho compreso, immagino sia una specie di variante di un horcrux,anche se fatto in modo diverso.Il risultato però è evidente, dato che parte dell'anima di lei è dentro lui, lei è in stato catatonico, ed è difficile capire se si risveglierà.
E' come ha sottollineato la Devis, come se avesse ricevuto il bacio.Magari non completo, ma siamo lì...
Complimenti ancora per la storia, niente male, davvero.

Raphael Arcanghelos
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a occhio la penso come raphael...fa molto dragonheart sta storia..e mi piace da moriiiiiiiire!!!


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wow! raphael, non avrei saputo spiegarlo meglio.
credevo che non si capisse :D , non sapevo se avevo reso bene, e invece si è capito benissimo :*__*: :*__*:
sono commossa! grazie!
veramente fa molto dragonheart? XD allora cercherò di vederlo per intero (ogni volta non ci riesco, ho un'avversione per i draghi, gli animali parlanti, e i draghi parlanti XD)
grazie mille a tutti! mo mi metto a lavoro... ;-)

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vedilo vedilo, che al di là dl drago parlante [che diciamolo è un pò osceno..] è veramente un bel film!


PROUD MEMBER OF S.F.S.



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"Romeo! Rimettiti la maschera!"
AH!...Giulietta sta aspettando, è ora di andare in scena. Non posso deludere il mio pubblico.



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view post Posted on 27/4/2009, 16:28M_REPLY
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Un mago eccellente che conosce alla perfezione una marea di incantesimi

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ciao raga'! come sempre in ritardo, pardon!
ecco a voi il capitolo nuovo! ^^. spero che non sia venuto una schifezza :D.
un bacio a tutti!


25°. Pesciolino rosso.

«Oggi anche se è domenica mi sono alzato presto, per allenarmi.
Sembravo un idiota, lanciavo incantesimi contro una parete vuota alle sette del mattino. Però ho trovato un modo carino per perfezionare la mira: cerco di centrare le ragnatele agli angoli del soffitto.
Poi però sono finite e ho fatto dei cerchi con il gesso sul muro…. Ho fatto 130 punti, non male, vero? È divertente, magari diventa uno sport, dovresti provar…
Venerdì la Devis ci ha insegnato un incantesimo veramente simpatico, e poi ci ha fatto duellare. Ho fatto coppia con Mcmillan, una noia! …. Te l’avevo detto già, vero! Comunque, alla fine è più interessante il gioco che mi sono inventato stamattina….
È un po’ come giocare a ping pong, anche se… Mi hai fatto venire un’idea geniale! Potrei rendere la parete riflettente…. Si dice riflettente?! Va beh, capito no? Così l’incantesimo torna indietro e lo schivo… magari potrei rendere tutte le pareti così….
Ok, forse è un po’ esagerato… e anche un po’ triste! Poi vedo cosa mi posso inventare.
Invece pozioni sono arrivato a fare il settimo capitolo. Non l’avevo capito molto bene, ci ho speso su tutto un pomeriggio, e mi sa che ancora non mi è del tutto chiaro quel fatto del doppio del singolo…. Cavolo, l’ho cercato ma gli altri libri sembrano ancora più difficili! Ma devo farcela! Voglio superare quell’esame di pozioni!
Dopo tutto sono a buon punto, tra qualche giorno inizieranno le vacanze di natale e potrò dedicarmi completamente anche la mattina.
Mi sa che resteremo solo io e te qui ad Hogwarts per queste vacanze!
La signora Weasley mi aveva invitato alla Tana….
Ieri pomeriggio sono sceso un po’ ad Hogsmead a fare due passi. Sai, dovevo andarci con Ginny, glielo avevo promesso….
Ti ho preso questo. È un peluche, non sapevo che colore scegliere e l’ho preso rosso.
Ti piace il rosso? A me si, è il mio colore preferito! Quello di Hermione è il turchese, mentre quello di Ron è l’arancio… ma sicuramente l’avrai capito da sola, ha tutta la stanza tappezzata d’arancione! Ricordi vero? Mentre Ginny adora il verde, il verde speranza….
Non so il tuo però! Non ne l’hai mai detto. Non ne abbiamo mai parlato, forse non abbiamo mai parlato.
Ho pensato al verde smeraldo, ho notato che porti spesso la divisa, forse perché ti piace il colore. Però c’era solo un brutto verde acido, e poi per un pesciolino è sempre meglio il rosso, no?
Ecco… lo metto qua acconto a te sul comodino, così ti fa compagnia la notte o quando sono a lezione e non ti senti sola…»
«Signorina Wesley, ha bisogno di qualcosa?»
La voce improvvisa dell’infermiera lo fece trasalire. Cosa ci faceva Ginny lì?
Rimase immobile seduto sul letto ad ascoltare ogni suono che arrivava da oltre la bianca tenda tirata davanti a lui e che lo nascondeva dal resto dell’infermeria e del mondo.
«Ehm…. Ho un leggero mal di testa! Non è che può darmi qualcosa?»
Una bugia più palese di quella non poteva dirla. Ginny era brava a mentire, ma a quanto pareva l’infermiera doveva averla presa alla sprovvista.
«Va bene!» disse Madama Chips poco convinta. «Resti qui, io vado a vedere nel mio ufficio….»
Quando sentì i passi dell’infermiera allontanarsi, Harry trattenne il fiato certo che, da un momento all’altro Ginny, approfittando di quel momento, avrebbe ficcato il naso in giro per trovarlo.
Si girò istintivamente verso la figura immobile e placida nel letto e gli fece segno di tacere. Cosa stupida, ma da quando aveva preso l’abitudine di andare a trovarla e parlarle, per avere quel poco di compagnia da quando aveva deciso di restare solo, era diventato quasi normale rivolgersi a lei come se fosse cosciente. Forse, più che altro, era un suo bisogno di avvertire un feedback.
Comunque ne era certo! Ginny lo stava cercando, era lì per lui!
Doverlo averlo seguito e visto entrare in infermeria per scoprire cosa stava combinando.
Ginny era testarda e anche un po’ troppo tenace. Non si voleva arrendere al fatto che lui avesse deciso di chiudere i ponti con loro, o meglio con lei. Con lei che era la sua ragazza!
I suoi passi si avvicinavano sempre più, li sentiva.
Pregava con tutto se stesso che Madama Chips si sbrigasse a prendere quello che doveva prendere nel suo ufficio, e che la fermasse prima che arrivasse da lui, o meglio da lei…
Un ombra iniziò a delinearsi sul tessuto candido della tenda.
Strinse tra le dita la coperta in un gesto nervoso.
La sua mano si allungò verso la tenda…
«Signorina!»
Ginny si fermò.
«Si!»
Harry tirò un sospiro di sollievo e si rilassò afflosciandosi su se stesso. Appena in tempo!
Ginny tornò sui suoi passi scocciata. Prese di malavoglia la pozione che le porse Madama Chips e se ne uscì dall’infermeria sbuffando, ma Harry ne era certo, non era finita.
Si voltò vero la ragazza addormentata accanto a lui
«Mi sa che staremo un altro po’ di tempo insieme Gloria! Sai com’è Ginny, scommetto quello che vuoi che sta là fuori ad aspettare che io esca! Secondo te quanto resisterà prima di tornarsene al dormitorio? Io dico un’ora, quindi abbiamo un’ora tutta a disposizione!» disse Harry strofinandosi le mani sul tessuto ruvido dei jeans per riscaldarsi con aria disinvolta. «Comunque, stavo dicendo, che non mi hai mai detto qual è il tuo colore preferito, quindi ho fatto a modo mio; spero che il rosso vivo ti piaccia!»
Sorrise ma quella piccola curva flebile che si delineò sulle sue labbra si spense in una smorfia amara.
Ginny. Aveva detto addio alla sua Ginny per sempre o, perlomeno, fino a quando non sarebbe stato libero da quella maledizione che era la profezia.
Erano passate oramai settimane da quando aveva detto addio a lei ed a Ron e Hermione, e già sognava quel giorno in cui sarebbe finalmente potuto tornare da loro, sempre se l’avessero ancora voluto. Ron, come c’era da aspettarsi, non aveva preso bene la sua decisione, e Hermione aveva cercato di essere comprensiva per quanto le riusciva.
E mentre gli altri avevano deciso di fidarsi, Ginny invece ancora insisteva a parlargli e volva sapere per forza la ragione di quella presa di posizione.
Era arrivata addirittura al punto di tendergli delle trappole, degli agguati veri e propri. Spuntava all’improvviso quando meno se lo aspettava, insisteva a parlargli durante i suoi poco riusciti pranzi solitari (anche se lui cambiava continuamente orario per evitarla), e aveva pure giocato la carta della seduzione. Infatti, proprio il mercoledì della settimana precedente, mentre stava chino sul libro “Pozioni che spasso”, chiuso nella piccola aula pervada dall’odore acre della pozione levigante, lei era entrata e, con fare innocente, si era seduta sul banco dove stava studiando accavallando le gambe lasciate con accurata generosità scoperte da una gonna scura.
“Ciao Harry.” aveva iniziato a dire lei con la vocina di una bambina. “Come va? Hm…. Non hai voglia di parlare con me?”
Iniziò a giocherellare con il collo della sua camicia, nonostante lui si fosse scostato per farle capire che non attaccava e si fosse mostrato freddo e distaccato come al solito.
Ah, i dolci e piccanti agguati di Ginny!
«Credeva veramente che sedendosi sulle mie gambe e provando a baciarmi io avrei ceduto!» disse con un sorriso un po’ amaro a quel ricordo.
Voltò leggermente il capo verso la ragazza che placida accanto a lui continuava a dormire in un sonno profondo, e in quell’attimo lo travolse la sua indifferenza.
Era stato proprio quell’ultimo incontro con Ginny che l’aveva portato ad andare a farle visita ogni sera, e a confidarsi con lei, a parlarle come se potesse sentirlo.
Non era stato solo il semplice fatto che Ginny avesse provato a baciarlo con insistenza a portarlo a non fare più semplici visite. Vedere Ron e Hermione insieme nella sala comune o a lezione senza sapere come stavano, di che parlavano…. Era escluso, e doveva restare così per il loro bene.
E adesso, dopo sere passate a parlare con Gloria, a raccontarle le sue giornate, le lezioni, si rendeva conto che lei non lo poteva ascoltare.
Gli appariva quasi lampante ora la sua solitudine, aveva come l’impressione di parlare ad una fredda lastra di marmo bianco.
Chiunque sarebbe rimasto incantato dalla sua bellezza intrappolata tra il quieto e l’inquieto, ma lui semplicemente non ci faceva caso, anche perché in certi momenti la sua vena di cinismo la semplificava ai suoi occhi soltanto come una morta; e per lui non sarebbe cambiato molto dal parlare con la lapide di Sirius o quella dei suoi genitori.
Forse era la sua pelle sempre più pallida a dargli quell’impressione, o la sua immobilità.
Solo il leggero e quasi impercettibile movimento del petto faceva intuire il respiro che la distingueva da una statua di marmo. Anche la sua mano era fredda sotto le sue dita che accarezzavano distrattamente per trasmetterle calore.
«Chissà se sogni, se mi senti….»
Prese il pesciolino rosso dal comodino e lo mise sotto la mano gelida di lei, come se volesse simulare una carezza.
I capelli scuri erano sparsi sul cuscino candido come a formare una corona.
Sembrava la principessa Aurora, la stessa bellezza, ma le labbra esangui tradivano l’illusione di una favola dove era contemplato il risveglio grazie ed un semplice bacio, e rivelavano la dura realtà di una non morte in uno stato di incoscienza.
Era così perfetta, curata come una preziosa bambola di porcellana chiusa in quella teca di vetro che dava sul grande parco tinto di bianco dalla neve di dicembre.
«Ultimamente faccio sogni strani» disse dopo un po’ tornando a guardare altrove. «Mi trovo in una scuola babbana ed è tutto grigio e sono piccolo…. Però la scuola è vuota, non c’è nessuno ed è sempre buio. Finiscono sempre come iniziano, percorro il corridoio fino ad una finestra alta e quando guardo fuori tutto scompare.» si sistemò gli occhiali sul naso con un gesto meccanico e la guardò.
«Spero per te che tu faccia sogni migliori!» sbottò seccato giocherellando con i bottoni della camicia lasciata fuori dai pantaloni. «Perché questi sono decisamente deprimenti, ma a volte sono sempre meglio di altri devo ammettere. Non è piacevole sognare quasi ogni notte di parlare e stare con Ron e Hermione o abbracciare Ginny e svegliarsi la mattina con la consapevolezza che è solo un sogno… è frustrante! Cioè, a questo punto è meglio non sognare affatto, almeno non mi deprimo!»
Gli tornò in mente il ritornello di una canzone di uno dei tanti film animati che si era visto quando era piccolo a scuola. Doveva essere cenerentola o cosa?
«Gloria, ti ricordi come faceva quella canzone, quella di cenerentola?» disse corrucciandosi nello sforzo di ricordare. «I desideri sono…. Ecco: I sogni son desideri! Beh, in effetti aveva ragione, è vero!»
Si guardò intorno senza sapere più che dire e rimase in silenzio per un po’ di tempo riposandosi un po’. Almeno non c’era il rischio di incorrere in quei silenzi imbarazzanti che tanto odiava.
«Domani di nuovo a lezione, che palle!» sbuffò e guardò il soffitto portando in dietro le braccia. «Ho ancora un sacco di relazioni da fare, almeno prima me le copiavo un po’ da Hermione o le facevamo insieme subito subito!»
Dopo un po’ sentì ciabattare nella sua direzione. Madama Chips scostò leggermente le tende sbirciando dentro, come se temesse che qualcuno di indefinito riuscisse a vedere cosa nascondevano e, stringendosi nella vestaglia i un rosa pallido gli disse con tono spiccio: «Potter si sono fatte le undici, torna domani!»
«Va bene.» rispose annuendo prima di vedere sparire l’infermiera che torno sempre ciabattando in fondo alla sala.
«Io vado» Si alzò pigramente e diede un’ultima occhiata al letto. Un sorriso un po’ triste comparve sulle sue labbra. Il pupazzetto rosso sarebbe rimasto lì, sotto la carezza della sua mano, a farle compagnia per tutta la notte, fino l’indomani. Dopo tutto non era così solo come credeva di essere. Gloria era più sola di lui in quella lunga notte.
«Buona notte! Aspettami che domani torno!»
Uscì dall’infermeria con la mente vuota. Nessun pensiero lo turbava se non un leggero peso nel petto che lo fece sospirare stancamente. Voltò l’angolo e per poco non saltò in aria quando si trovò davanti Ginny che trionfante lo guardava.
«Cosa ci facevi in infermeria?» chiese fulminea parandosi in mezzo al corridoio impedendogli di passare. Le mani sui fianchi, gli occhi che brillavano vittoriosi con quel ghigno di chi è riuscito finalmente a scovare la sua preda.
«Ginny!» fece lui con un tono di sorpresa piuttosto forzato. «Che ci fai ancora in giro a quest’ora?»
«Niente di che? Allora, come mai in infermeria?» insistette lei incrociando le braccia al petto e facendogli un sorrisino del tipo “questa volta non credere di fregarmi”.
Ed Harry indietreggiò cercando un modo per levarsela di torno al più presto.
«Niente, mi sono fatto controllare un attimo. Credevo di avere qualche linea di febbre ma, fortunatamente, è tutto a posto!» rispose prontamente con un convenevole sorrisetto distaccato. Cercò di sorpassarla a destra, ma lei fece un piccolo saltello di lato bloccandolo. Provò a sinistra ma, un altro saltello e hop, Ginny di nuovo davanti con un sorrisone tirato.
«Scusa ma adesso devo proprio andar…»
«Non credo proprio!» disse lei improvvisamente seria avanzando di un passo verso di lui. «Voglio sapere perché da un giorno all’altro hai deciso di lasciarmi, senza dirmi niente, senza spiegazioni. Non sono come Ron, io voglio sapere il perché!»
«Te l’ho detto il perché, e sono stato già abbastanza chiaro!»
«Si, lo so che è per proteggermi! Ma perché hai deciso da un giorno all’altro? Ci sarà pur stata qualcosa che ti ha fatto improvvisamente…»
«Dovevo aspettare di perdere uno di voi per allontanarvi?»
Ginny si fece ulteriormente avanti costringendolo ad indietreggiare.
Il maglioncino verde leggermente largo le ricadeva morbidamente sui seni, lasciando intendere che sotto non portava niente. Non poté fare a meno di notare come fosse bella, anche con quell’aria minacciosa e imbronciata, con gli occhi color nocciola che spiccavano attraverso quei ribelli ciuffi rossi sfuggiti dalla treccia.
Per un attimo temette che avesse carpito quel suo momento di debolezza.
«Harry, io non ho paura di quello che mi potrebbe accadere perché so che si sei tu al mio fianco.»
Si fece più vicina. Lasciò scivolare le braccia lungo i fianchi e il suo sguardo si addolcì.
Harry rimase gelido a guardarla, facendo ricorso a tutto il suo autocontrollo e alla sua fermezza.
Ginny doveva capire che doveva finirla lì, come gli aveva fatto promettere quando le aveva detto della profezia. Doveva capire che lui non aveva nessuna intenzione di cedere e non transigeva distrazioni.
«Non posso abbandonarti, non lo farò mai!»
Ginny si sporse sempre più verso le sue labbra. Fino ad allora Harry aveva prontamente evitato del contatto, per paura di rivelarsi ancora troppo debole, e su questo Ginny faceva affidamento. Ma adesso le avrebbe dimostrato, e soprattutto avrebbe dimostrato a sé stesso, che era forte ed avrebbe resistito al suo bacio.
Ed infatti lo baciò. Le sue morbide labbra toccarono le sue, ma lui non reagì, ne chiuse gli occhi come fece lei. Continuò a scrutare davanti a sé con freddezza.
Lei lo baciò ancora e questa volta accarezzò le sue labbra con la lingua, per poi baciare il labbro inferiore, ma aprì gli occhi e si ritirò sconfitta perché lui non rispose in alcun modo.
Dopo settimane che non si baciavano lui era rimasto impassibile.
Si sporse nuovamente per baciarlo, ma questa volta Harry fece l’impaziente e ne approfittò per levarsela davanti. La superò ed avanzò nel corridoio senza voltarsi.
Non se lo sarebbe aspettato, ma era riuscito a restare freddo e distaccato. Aveva vinto. Ginny finalmente era via, lontana da lui definitivamente.
Ginny rimase immobile dove l’aveva lasciata mentre le lacrime iniziavano ad offuscarle la vista e, il sapore amaro della consapevolezza che Harry, il suo più grande amore, era rimasto indifferente, si dipanava nella sua bocca facendole increspare le labbra, che morse convulsamente per trattenere un singhiozzo.
Non si sarebbe arresa, questo era certo. Era troppo forte l’orgoglio che le ruggiva nel petto.
«È inutile che mi aspetti!» la voce fredda di Harry echeggiò nel corridoio pietrificandola. «Trova qualcuno che ti ami e che ti protegga; fatti una vita e dimenticami!»
Si voltò come una furia verso il ragazzo che continuava a ad avanzare dandole le spalle. Le lacrime scesero ad inumidire le guancie lentigginose.
«Non ti permetto di dirmi questo!» la rabbia le fece tremare la voce. «Non ti permetto di trattare i miei sentimenti come se fossero nullità insignificanti!» quasi urlò per la frustrazione e pestò il piede per terra stringendo i pugni.
Harry si fermò. Non riusciva più a camminare, non sentendola così amareggiata e sofferente.
Non doveva voltarsi, non poteva! Doveva farlo per lei, doveva andare avanti!
Le sarebbe passata prima o poi, sarebbe stata meglio e, soprattutto, al sicuro.
Fece un passo avanti imponendosi di non sentire i suoi singhiozzi.
Ginny corse verso di lui e quando lo raggiunse iniziò a prenderlo a pugni sulla schiena senza badare se gli faceva male, spinta da una furia cieca.
«Adesso mi trovo un altro, certo! Perché l’amore è acqua per te, vero!?»
Gli urlò contro continuando a dare pugni alla rinfusa, dicendo a volte cose senza senso, sfogando tutta la frustrazione di giorni e giorni passati a rimuginare sul perché di quella scelta improvvisa. Lei sì, aveva promesso che alla sua richiesta si sarebbe allontanata da lui senza fare storie ne repliche, ma perché adesso che non ce ne era nessun motivo?!
Non si accorse che Harry si era girato verso di lei, che le parlava, che la teneva per il polsi per placare quella raffica di pugni. Sensazioni confuse e la voglia solo di urlargli contro tutto il suo rancore e di fargli male come faceva a lei, di fargli sentire lo stesso dolore.
«Perché Harry?! » continuava a ripetere tra le lacrime. «Perché mi dici questo?»
Harry la scosse con forza e questa volta sollevò gli occhi su di lui scrutando, attraverso la foschia acquosa delle lacrime, i suoi occhi verdi che sembravano risplendere.
«Perché ti amo!»
Quasi glielo urlò e lei rimase paralizzata a fissarlo; il cuore a mille e il fiato corto.
Harry distolse lo sguardo e lo puntò a terra per nascondere quell’attimo di debolezza.
Strinse la presa sui sottili polsi e la attirò al suo petto, come a volerla chiudere dentro di sé, cercando la forza che gli mancava per superare quel dolore che già solo l’idea gli dava.
Poggiò la sua fronte contro quella di lei e chiuse gli occhi. Il groppo alla gola gli si sciolse. Respirando profondamente continuò sussurrando con dolcezza.
«Solo per il semplice fatto che ti amo… che ti voglio vedere vivere felice, anche senza di me!» deglutì e si morse il labbro in un gesto nervoso. «Non voglio rischiare che per causa mia tu corra il rischio di morire, o peggio di vedere buttare la tua vita in un letto di infermeria con la vana speranza che un giorno tu ti possa risvegliare….»
La voce gli si incrinò e strinse la presa incrociando le sue mani.
«Vorrei morire! Preferirei morire io piuttosto, ma ogni volta sembra che il destino me lo faccia apposta e si prenda qualcun altro al mio posto!»
Ginny posò baci che sapevano di dolci carezze sulle sue labbra tremanti, sulle sue guancie asciugando le lacrime che scendevano pesanti con tutta la loro amarezza.
«Harry….»
Gli si avvicinò riducendo le distanze già minime.
Questa volta fu lui a baciarla. L’incandescente desiderio frustrante che lo aveva divorato per quelle settimane di distanza, finalmente stava per essere appagato.
Quel bacio divenne senza troppe esitazioni sempre più infuocato, ricambiato con lo stesso entusiasmo da lei.
Non c’è da stupirsi se i due, avvinghiati stretti, senza la premura di staccarsi anche solo un attimo l’uno dall’altra, avanzarono per il corridoio quasi a tentoni cercando quella porta di una qualunque aula che, una volta aperta, permettesse loro di poter continuare indisturbati e senza alcun pensiero.
Fu così che si ritrovarono in quell’aula impolverata, stretti un abbraccio confuso senza badare neanche più ai limiti che si erano dati quando erano ancora fidanzati. Ma oramai le regole era frivolezze senza senso.
Tra le sue braccia teneva stretto il corpo di lei sentendolo contro il proprio.
Prendendola per i fianchi la sollevò su un banco. I baci si fecero più morbidi e delicati, di seta sulle labbra e poi sul collo candido come il latte, tra i capelli rossi. Le mani si insinuarono dolcemente sotto il maglioncino, sfiorando la pelle fresca e morbida con la punta delle dita, prima l’ombelico, poi il piccolo torace, infine il seno e tremò, come tremò lei, per quella sensazione preziosa.
Ginny gli sfilò il maglione con impazienza e iniziò a sbottonargli la camicia. Bottone dopo bottone posava baci sul suo torace e le sue mani andavano ad accarezzare la schiena procurandogli brividi di piacere.
Ma il caso nei confronti di Harry era stato sempre un po’ beffardo, infatti volle in un modo o in un altro che, quella particolare porta che aveva permesso loro di potersi appartare, restasse leggermente socchiusa, e che da quelle parti, proprio in quel momento, passasse la persona che peggio gli potesse capitare.
«Potter!»
Harry si sentì gelare al suono di quella voce trionfante. Si voltò di scatto coprendo Ginny dietro di sé.
Avrebbe potuto provare rabbia nei suoi confronti, come la provava Ginny, nel vedere quel suo maledetto ghigno tirato in un’espressione di pura felicità malefica. Avrebbe potuto provare anche una relativa gratitudine nei suoi confronti, perché, nonostante tutto, lo aveva fermato prima che si spingesse troppo oltre e facesse una scemenza fin troppo grande, e ne era certissimo, l’avrebbe fatta.
Ma in quel momento Harry provava solo un grande senso di vergogna che lo pervadeva dal profondo. Vergogna per quella situazione incresciosa, per lui che si era scoperto in tutta la sua debolezza e per Ginny, che poverina anche lei si trovava in mezzo.
«Weasley!»
Ginny fiera sostenne lo sguardo del professor Piton, quasi a volerlo sfidare a dire qualcosa contro di loro. Harry invece abbassò lo sguardo mortificato e crebbe ancora di più la vergogna: oltre ad avere la camicia sbottonata, che prontamente si chiuse in petto, era fastidiosamente chiaro il rigonfiamento dei suoi pantaloni che cercò in qualche modo si nascondere.
«Fuori dal dormitorio dopo l’orario, per di più a fare cose alquanto disdicevoli…. Non che mi aspettassi altro a uno come lei Potter, certi vizzi di famiglia sono ereditari!» disse Piton provocatorio. «Tanto per cominciare cinquanta punti in meno… a testa per la vostra casa. Seguitemi dal preside e Potter, cerchi di ricomporsi!»
Uscirono dall’aula seguendo il professore lungo il corridoio buio.
«In questo caso mi trovo costretto a scrivere ai suoi genitori signorina Weasley, per informarli del suo comportamento a dir poco indecente.» continuò lui senza risparmiarsi il piacere di poter provocare Harry. «Per quanto riguarda lei Potter, purtroppo non ho da avvisare nessuno, ma sono certo che suo padre e il suo padrino sarebbero stati orgogliosi di sapere che si è imboscato alle undici di sera in un’aula con una ragazza….»
Harry non reagì ne a queste ne alle provocazioni che seguirono. Adesso alla vergogna si era aggiunto anche il senso di colpa per aver messo seriamente nei guai Ginny.
Arrivati davanti al gargouille, che si spostò di lato appena detta la parola d’ordine, salirono la scala a chiocciola.
«Sono curioso di sapere domani come piegherà al resto della sua casa l’improvvisa mancanza di cento punti dalla clessidra di Grifondoro!» disse ghignando Piton appena prima di aprire la porta dello studio circolare del preside.
Non appena entrarono trovarono Silente, seduto dietro la scrivania, intento a studiare con particolare curiosità ed attenzione una vecchia pergamena dall’aspetto logoro e molto antico, e la professoressa Devis, in piedi dietro di lui ad analizzare lo stesso pezzo di carta.
Quando Silente alzò gli occhi su di loro parve sorpreso, e alla fine sorrise come se fosse molto contento di riceve una visita dai suoi nipotini preferiti, mentre la Devis parve sorpresa.
«Buona sera!» disse il preside mettendo via la pergamena. «Prego, entrate!»
Piton si fece immediatamente avanti e assunse un’espressione grave, mascherando il sorrisino e la felicità che fino a due secondi prima gli brillavano in viso.
«Il signor Potter e la signorina Weasley sono stati sorpresi in situazioni a di poco indecenti ed inopportuni per di più fuori dal loro dormitorio oltre l’orario!»
Silente fece un’espressione sorpresa e scandalizza che per poco non fece scoppiare a ridere Ginny, che fino ad allora aveva tenuto il broncio e si era sempre più incupita al pensiero che la sua famiglia venisse a sapere di quello che era successo.
Piton ignorò il fatto che un po’ Silente lo stesse prendendo in giro, e continuò sempre più severo.
«Credo che sia opportuna una punizione esemplare per ricordare loro che questa è una scuola, non una casa d’appuntamenti!»
«Suvvia Severus, come sei bacchettone!» lo liquidò subito Diana con una scioltezza impressionante. «O dentro o fuori dal dormitorio le cose si fanno lo stesso!»
Harry rimase a bocca aperta e si scambiò un’occhiata incredula con Ginny, anche lei impressionata.
Silente rise divertito, mentre le narici del naso aquilino di Piton tremarono pericolosamente per la rabbia messa a freno.
«Magari non te sei mai accorta e non te ne è mai importato niente, ma certi comportamenti non sono mai stati accettati all’interno di queste mura!» rispose velenoso e intirizzito Piton.
Diana per tutta risposta roteò gli occhi scocciata sbuffando come una ragazzina in disaccordo che le idee retrograde dei genitori.
«Effettivamente Severus ha ragione….» disse il preside accarezzandosi la barba argentea e scrutando Harry attraverso gli occhialini a mezza luna. Il ragazzo si sentì a disagio e abbassò gli occhi a terra, e Piton gonfiò il petto e non poté nascondere un sorrisino alle parole e alla considerazione del preside che finalmente sembrava serio.
«Non posso fare finta di niente, non credete?» chiese Silente guardando i due ragazzi che annuirono senza fare storie. «La signorina Weasley è in punizione per tutto l’anno con la professoressa Devis….»
Ginny alzò lo sguardo e guardò incredula prima il preside che le sorrideva affabile e poi la professoressa che le strizzò l’occhio d’intesa.
Piton orami aveva capito che non c’era niente da fare. Certe volte erano proprio ridicoli, o forse quello ridicolo era lui che, dopo tanti anni, sperava ancora di far mettere Potter in punizione seriamente.
«Invece per lei signor Potter credo che sia più saggio incitarla a continuare quello che le avevo chiesto di fare qualche tempo fa….»
Harry corrucciò la fronte senza capire a cosa si riferisse l’anziano preside, che lo guardava con quegli occhi azzurrissimi mettendolo un po’ in soggezione.
«Soprattutto ora, in un momento così delicato, non deve restare sola….»
Harry allora capì. Annuì serio per fargli capire che poteva contare su di lui e un guizzo d’orgoglio brillò negli occhi azzurri di Silente.
«E che questo sia da lezione per entrambi!» disse alla fine il preside prendendo un finto tono grave e appoggiandosi allo schienale della poltrona. «La prossima volta in un posto più appartato, ce ne sono tanti ad Hogwarts!»
Le labbra di Piton si strinsero di delusione e guardò scandalizzato Silente con gli occhi granati.
Ginny sghignazzò sotto i baffi cercando lo sguardo complice di Harry, ma lui le riservò solo una rapida occhiata che rivelava un sorriso amaro. Non ci sarebbe stata una prossima volta.

Edited by ioida - 27/4/2009, 18:39

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Le mie fanfiction (efp) su Harry Potter e Beyblade.
L'anima spezzata (Harry Potter)
Return of revenge (Beyblade)

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Il tempo scorre veloce e ci lascia avidissimi di se, nè il futuro, nè il passato sono in mio potere: io sto sospeso all'attimo fuggente. -Seneca-

Ognuno vede quello che tu sembri, pochi sentono quello che tu sei. -Macchiavelli-

Ogni problema ha 3 soluzioni: la mia, la tua....e quella giusta! -Platone-



Oggi sono qui per narrarvi come storie di luoghi e tempi tanto lontani possono intrecciarsi tra loro per merito mio.
Solo a me esse obbediscono, solo io ne decido le sorti, il mio potere è inimmaginabile.
Molti mi ringraziano, molti mi maledicono, molti mi temono, molti mi attendono.
Sotto infiniti aspetti posso rivelarmi ma rimarrò sempre nell’ignoto, poiché anche se conoscono il mio nome nessuno saprà mai di avermi incontrato.
Mi credono un’entità effimera e illusoria eppure non possono fare a meno di credere in me.
Perché?
Perché loro hanno bisogno di credere in me…
Chi sono io vi starete chiedendo?
Io sono il Fato…
E le parole che sto per dirvi sono tutte scritte qui, in questo libro, che andrò ora a raccontarvi partendo dalla prima pagina…



L' amore può portare a due cose: o alla felicità completa
O alla più lenta e triste agonia…

( Versaille no Bara)
 
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view post Posted on 28/4/2009, 09:56M_REPLY
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:-)

MEMRO DELL' S.F.S
 
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wow *_* ioidina ti ho mai detto ch ti adoro?!?!? *_*


ancooooooora!!!!


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"Romeo! Rimettiti la maschera!"
AH!...Giulietta sta aspettando, è ora di andare in scena. Non posso deludere il mio pubblico.



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119 replies since 28/7/2008, 13:17
 
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